produzione Agemò Teatro, servomutoTeatro | di e con Gabriele Brunelli | light design Roberta Farioli | regia Simone Tudda | con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi | photo Luigi de Palma

 

SINOSSI

Un uomo stanco di mentire sulla condizione in cui verte il mondo in cui vive sale sul palco metaforicamente – e realisticamente – in mutande.
L’uomo in mutande racconta quattrocento anni di follia finanziaria: dalla tulipanomania del 1637 ai futures sul petrolio dell’altro ieri, passando per il crollo del ’29, le dot-com, i mutui subprime e l’insider trading in tempi di guerra, arrivando a un confronto aperto con il pubblico sui modelli economici prima di azzardare una “profezia di Cassandra” sul futuro dell’economia mondiale.

“L’asset cambia, mentre il ciclo è eterno”

Ogni volta l’umanità scommette sul niente, ogni volta perde tutto, ogni volta ricomincia convinta che questa volta sarà diverso. Ovviamente, sbaglia: siamo sempre convinti che non saremo noi l’ ultimo “super scemo” e invece lo siamo.
“In Mutande” è un monologo comico-divulgativo che trasforma il pubblico in una platea di speculatori. Si ride, si compra, si vende, si perde. Si scopre che l’economia non è una cosa lontana: è il caffè che costa troppo, è il mutuo, è la busta paga che non basta.
L’economia però è anche specchio diabolico degli stati emotivi che ci rendono umani: il desiderio di avere di più, di “essere uno che ce l’ha fatta”, l’eccitazione del rischio che crea dipendenza, l’istinto di sopravvivenza a qualunque costo. Si arriva inevitabilmente a una domanda finale: su quale bulbo di tulipano state scommettendo voi?

NOTE DI REGIA

“In Mutande” nasce dall’urgenza di guardare in faccia una realtà difficile da accettare, che ci riguarda tutti ma di cui parliamo poco – o non parliamo, per una forma antica di educazione :
il tabù dei soldi. Il nostro cervello non è in grado di immaginare numeri a dodici cifre.
Eppure quei numeri decidono le nostre vite. Questo paradosso genera inevitabilmente un margine immaginativo: un gioco a cui il pubblico è chiamato a partecipare per realizzare l’ineluttabilità del sistema — perché quel sistema è basato sulla natura stessa dell’uomo: l’avidità, la paura, la speranza, la follia di massa.
Lo spettacolo non predica e non insegna.
L’uomo danza tra numeri e concetti di difficile comprensione rendendoli accessibili a chiunque: fa ridere, coinvolge, e poi toglie il pavimento da sotto i piedi. Il pubblico arriva al finale con una consapevolezza nuova — non perché qualcuno gliel’ha spiegata, ma perché l’ha vissuta.
Si balla, e si balla sull’economia, la finanza, i mercati.

Proprio in un ballo di gruppo lo spettacolo culmina, nel tentativo di lavar via il peso di questa nuova consapevolezza collettiva e la sua possibile ineluttabilità.
La conoscenza come un diritto e una responsabilità, non devono schiacciare.
O forse, si balla sul mondo in fiamme perché l’importante è non pensarci.
Scelta dello spettatore.
Lo spettacolo ibrida stand-up comedy, teatro di narrazione, teatro partecipativo e crowd work.
La scena è spoglia, con un singolo attore che attraversa i momenti storici del capitalismo.

 

Tournèe
2-6 giugno 2026/Fringe MI – 28 ottobre 2026/Pordenone – 05 gennaio 2027/Ballast – Officine Creative (Pisa)